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LA PULCE NELL'ORECCHIOTrust No One: Neppure di mè!!! |
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June 27 ARRIVEDERCI MICHAEL ...MI PIACERE RICORDARLO COSI' CON I SUOI STUPENDI MOVIMENTI E CON LE SUE SPLENDIDE CANZONI. ECCENTRICO E CONTROVERSO,MA COMUNQUE UN GRANDE ARTISTA CHE NELLA SUA VITA PRIVATA DOVEVA SENTIRSI MOLTO SOLO. Credo che in fondo nessunolo abbia mai capito davvero e nessuno lo abbia aiutato solo per il piacere di farlo. Quello che lo aveva coinvolto nella sua vita (accuse di pedofilia) lo avevano distrutto interiormente e da li il declino. Io non ho mai creduto a queste stupidaggini. Caro Michael,spero che adesso troverai quella pace che tanto cercavi. Io sono convinto che DIO ti abbia riservato un posto in Paradiso e adesso potrai parlare con Lui e trovare quella serenità,perchè solo da un'animo gentile possono uscire grandi canzoni. Adesso che ti avevano abbandonato,tutti torneranno a parlare di te,i media sono così : ungiorno sei alle stelle,il giorno dopo ti ritrovi nelle stalle... ARRIVEDERCI AMICO DEI POPOLI... June 13 PROPOSTA DI LEGGE PER L'EDITORIA - dA RUNDE TAARN EDIZIONIUna proposta per valorizzare l'editoria emergente e di nicchia Dopo la lunga esperienza (come editori prima e come distributori poi) a contatto diretto con librerie e punti vendita si è preso visione di quali sono le difficoltà sia delle librerie stesse che degli editori per poter proporre al pubblico una sempre maggior panoramica di scelta tra i titoli editi nel nostro Paese ogni anno. Le librerie lamentano una notevole difficoltà nel vendere i titoli del piccolo editore (motivo per cui prediligono avere giacenze in conto deposito piuttosto che acquistare), difficoltà dovuta in primo luogo alla scarsa promozione che gli editori possono assicurare alle loro pubblicazioni, vuoi per motivi economici, vuoi per la resistenza che si incontra nel prendere in considerazione titoli che non sono firmati da nomi ormai rinomati e conosciuti ai più. Gli editori, di contro, lamentano le numerose difficoltà di poter gestire anche una distribuzione che consenta loro di arrivare ad un maggior numero di utenti finali, di conseguenza non riescono a vedere i loro titoli sugli scaffali delle librerie italiane in modo capillare, cosa che diminuisce sensibilmente la possibilità di vendita dei titoli in questione. Se i titoli non vengono messi a disposizione del pubblico spesso il pubblico ignora completamente l’esistenza di volumi che probabilmente potrebbero anche destare il suo interesse. Da una parte, perciò, le librerie, a giusta ragione, sono poco disposte ad accettare titoli di editori poco conosciuti perché convinte che essi abbiano una scarsa possibilità di essere venduti, dall’altra editori che producono libri anche molto validi ed interessanti ma costretti a lottare costantemente per convincere le librerie a dar loro una possibilità di poter avere un minimo di visibilità. A questo proposito Runde Taarn edizioni ha pensato di proporre un sistema che permetta a tutti i soggetti coinvolti di trarre un vantaggio dalla circolazione dei volumi editi, questo proposito si è trasformato in una proposta di legge (allegata per esteso alla presente comunicazione) che si intende sottoporre allo Stato Italiano, una proposta che porterà giovamento sia alle librerie, che agli editori, al pubblico dei lettori e, non ultimo, allo Stato italiano stesso. Una proposta di legge che vuole creare le condizioni perché si innesti un circolo virtuoso che possa portare ad aumentare il pluralismo reale dell’offerta editoriale, permettendo a tutti gli editori, anche di piccole dimensioni, di poter arrivare realmente ad essere conosciuti dal pubblico e nel contempo di dare una valenza di promozione culturale alle librerie inserendole in un processo di qualificazione del prodotto libro. Per raggiungere ciò si è pensato di realizzare un sistema di deduzioni e di dilazioni del pagamento delle imposte supportato però da obblighi precisi di entrambe le parti in causa: editori e librerie. PROPOSTA DI LEGGE PER VALORIZZARE L’EDITORIA EMERGENTE E DI NICCHIA E L’ATTIVITÀ LIBRARIA AD ALTA FEDELTÀ LETTERARIA. Art. 1: DEFINIZIONE DI EDITORE EMERGENTE. Viene considerato editore emergente un editore che: Comma 1: abbia in catalogo meno di cento titoli Comma 2: abbia in catalogo meno di trecento titoli e realizzi un fatturato annuo inferiore ad una cifra pari a cento mensilità di un operaio di primo livello calcolando lo stipendio secondo il contratto metalmeccanici. Tale cifra si eleva a trecento mensilità se oltre all’attività editoriale pura l’editore affianca altre attività (a titolo di esempio: libreria, stamperia, distribuzione, etc…) Comma 3: realizzi un fatturato complessivo inferiore alla somma di cinquanta mensilità di un operaio di primo livello secondo il contratto dei metalmeccanici indipendentemente dai titoli a catalogo. Art. 2: DEFINIZIONE DI EDITORE DI NICCHIA. Viene considerato editore di nicchia un editore che: Comma 1: abbia oltre il 60% dei titoli pubblicati relativi ad un unico genere letterario. Comma 2: abbia oltre il 75% dei titoli pubblicati relativi a due soli generi letterari Comma 3: abbia oltre il 90% dei titoli pubblicati relativi a tre soli generi letterari Art. 3: DEFINIZIONE DI LIBRERIA AD ALTA FEDELTÀ LETTERARIA. Si definisce libreria ad alta fedeltà letteraria una libreria che: Comma 1: Abbia in giacenza (acquistati o in conto deposito) un numero di titoli che sia pari almeno al 5% dei titoli complessivi a magazzino degli editori che rientrano nelle due categorie indicate come editori emergenti ed editori di nicchia. Comma 2: Garantisca la possibilità al cliente di ordinare anche una singola copia di qualsiasi titolo di ogni editore che rientri nelle due categorie di editore emergente e editore di nicchia.
Comma 3: Accetti di tenere in conto deposito almeno una copia di almeno un titolo per ogni editore emergente o di nicchia che ne faccia richiesta, anche qualora tale richiesta dovesse giungere ad opera del distributore a cui l’editore emergente o di nicchia abbia affidato la distribuzione. Art. 4: OBBLIGHI DEGLI EDITORI EMERGENTI E DI NICCHIA NEI CONFRONTI DELLE LIBRERIE AD ALTA FEDELTÀ LETTERARIA. Un editore emergente o di nicchia è obbligato a: Comma 1: inviare anche una sola copia dei titoli richiesti alla libreria ad alta fedeltà letteraria. L’editore potrà inviare tale copia senza alcuna spesa o in alternativa con una spesa non superiore all’importo richiesto dal servizio postale per l’invio di tale spedizione. In quest’ultimo caso l’editore è tenuto ad informare per iscritto (a mezzo fax, mail o altra forma scritta) la libreria affinché la stessa possa poi rivalersi di pari importo con il cliente. Comma 2: qualora l’editore abbia una giacenza in conto deposito presso una libreria ad alta fedeltà letteraria lo stesso editore emergente o di nicchia è obbligato a richiedere rendicontazione periodica del venduto secondo gli accordi stipulati con la libreria ad alta fedeltà letteraria ed in ogni caso non meno di una volta l’anno. Comma 3: L’invio dei libri degli editori emergenti e di nicchia alle librerie per il conto deposito dovrà avvenire senza alcun onere di spesa per la libreria e parimenti l’editore emergente o di nicchia s’impegna ad accollarsi le spese per il ritorno dei libri invenduti facenti parte del conto deposito. Comma 4: Qualora la libreria, trascorsi quattro mesi dall’invio del conto deposito ne richieda la resa all’editore quest’ultimo è obbligato a provvedervi entro il termine massimo di trenta giorni a sua spese. Resta salva la possibilità per l’editore di inviare almeno un’altra copia di altro titolo in conto deposito presso la libreria qualora la stessa libreria ad alta fedeltà letteraria chieda la resa di tutti i titoli in conto deposito. Comma 5: L’editore emergente o di nicchia s’impegna a non inviare rendicontazione periodica alla libreria nel periodo compreso fra il 1 dicembre ed il 6 gennaio e nel periodo compreso fra il 1 luglio ed il 30 settembre di ogni anno. Comma 6: Per la riscossione di importi inferiori alla decima parte dello stipendio di un operaio di primo livello secondo il contratto vigente dei metalmeccanici, l’editore emergente o di nicchia s’impegna a garantire la possibilità che tale importo possa essere pagato tramite conto corrente postale o in alternativa, qualora l’editore non abbia accesso un conto corrente postale, a rinviare l’incasso della fattura a rendicontazione successiva, affinché la somma complessiva delle fatture superi il decimo dello stipendio di un operaio di primo livello secondo il contratto vigente dei metalmeccanici. Art. 5: OBBLIGHI DELLE LIBRERIE AD ALTA FEDELTÀ LETTERARIA NEI CONFRONTI DEGLI EDITORI EMERGENTI E DI NICCHIA. Un libreria ad alta fedeltà letteraria s’impegna a: Comma 1: qualora un cliente lo richieda ordinare anche una sola copia di uno qualsiasi dei titoli in catalogo dell’editore emergente o di nicchia, eventualmente da tenere in conto deposito. Comma 2: qualora esaurisse tutta la giacenza del conto deposito dovrà informare tempestivamente l’editore affinché lo stesso editore emergente o di nicchia, se lo vuole, possa rinnovare la giacenza in conto deposito. Comma 3: tenere in conto deposito almeno una copia di almeno un titolo per ogni editore emergente o di nicchia che ne faccia richiesta. Comma 4: la durata minima del conto deposito deve essere di quattro mesi. L’editore emergente o di nicchia, qualora lo voglia, ha facoltà di rinunciare a tale possibilità richiedendo la resa dei volumi anticipatamente, sempre a sue spese. Comma 5: la libreria s’impegna ad esporre, secondo la propria disposizione, tutti i titoli ricevuti in conto deposito entro il termine perentorio di 7 (sette) giorni lavorativi dalla data del ricevimento dei volumi. La libreria s’impegna altresì a rendere accessibile alla clientela almeno una copia di tutti i titoli giacenti in conto deposito da parte degli editori emergenti e di nicchia senza preclusione alcuna (di genere, di orientamento ideologico, politico, religioso o quantaltro). Comma 6: dalla data di ricevimento della richiesta di rendicontazione la libreria s’impegna a dare risposta certa entro un termine massimo di 30 (trenta) giorni. Comma 7: qualora l’editore comunichi alla libreria a mezzo fax, via mail o per altra forma certa una copia della fattura, emessa in riferimento alla rendicontazione comunicata dalla libreria, la libreria s’impegna a saldare tempestivamente le fatture emesse dall’editore non appena giunte in suo possesso o, in alternativa, rispettando tassativamente la tempistica concordata dalle parti. Art. 6: BENEFICI FISCALI PER LE LIBRERIE AD ALTA FEDELTÀ LETTERARIA. Le librerie che ottengono la qualifica di librerie ad alta fedeltà letteraria possono: Comma 1: Portare in deduzione all’imponibile fiscale un decimo dell’importo complessivo derivato dalla somma di tutti i volumi presenti in libreria a titolo di conto deposito da parte degli editori emergenti e di nicchia. Tale importo verrà calcolato con la media aritmetica delle sommatorie di tutti i prezzi d’acquisto (prezzo di copertina scontato) dei volumi in giacenza da parte degli editori emergenti e di nicchia alla data del 31 marzo, del 30 giugno, del 30 settembre e del 31 dicembre di ogni anno. Per le librerie sprovviste di un sistema informatico che possa provvedere al conteggio automatico di tale importo farà fede la media aritmetica delle sommatorie calcolate al 30 giugno ed al 31 dicembre di ogni anno. In tali conteggi rientrano anche le copie degli editori emergenti o di nicchia ricevute dai loro rispettivi distributori.
Comma 2: La possibilità di dilazionare le scadenze fiscali in tre rate mensili con un incremento d’imposta pari al 0,5% per ogni mensilità di dilazione. Art. 7: BENEFICI FISCALI PER GLI EDITORI EMERGENTI E DI NICCHIA. Gli editori che ottengono la qualifica di editori emergenti o editori di nicchia possono: Comma 1: avere la possibilità di dilazionare le scadenze fiscali in 6 (sei) rate mensili con un incremento d’imposta pari al 0,5% per ogni mensilità di dilazione. Comma 2: avere la possibilità di portare in detrazione all’imposta fiscale un decimo delle spese di spedizione sostenute per l’invio dei libri alle librerie ad alta fedeltà letteraria e per l’eventuale resa da parte delle stesse all’editore.
Da Runde Taarn
May 03 ERAGON - LIBRO vs FILMHo da poco finito di leggere il primo libro di Eragon. Un romanzo veramente stupendo. Quando si decide poi di realizzare un film tratto da un libro,perlomeno si dovrebbe cercare di rispecchiare un pò di più il romanzo. La prova è sicuramente il signore degli anelli. Eragon non è stato così Il film se visto da solo senza aver letto il libro è molto carino,ma se prima si ha letto il libro e poi si và a vedere il film...no comment.
Ora, dopo questo piccolo elenco, se ancora avete voglia di vedere un film che distrugge un libro.. Morgana7xyz April 23 MANIFESTO CONTRO IL CONTRIBUTO EDITORIALE
In questa pagina del nostro sito trovate il “Manifesto contro il contributo editoriale”, che si propone: - nella teoria, di rendere accessibili a tutti informazioni, dati e aspetti sottaciuti o poco noti dell’universo editoriale, a pagamento e non, in modo da garantire agli scrittori esordienti e (in generale) agli utenti del sito la possibilità di meditare sui molteplici spunti di riflessione forniti dal “Manifesto”; - nella prassi, di creare un fronte comune contro l’editoria a pagamento. In tal senso, I Sognatori garantirà agli editori (scelti e contattati personalmente da Aldo Moscatelli, autore del “Manifesto”) che sottoscriveranno l’iniziativa, una pagina promozionale del sito, da aggiornare di volta in volta, nella quale saranno presenti i loghi delle case editrici aderenti, piccole biografie, i collegamenti di rete e quant’altro. Facciamo presente che il “Manifesto contro il contributo editoriale” non ha fini di lucro o scopi secondari di qualsiasi genere. La pagina delle case editrici che hanno già approvato l’iniziativa è presente QUI. La pubblicità garantita agli altri editori è del tutto gratuita e non prevede alcunché in cambio. L’idea è quella di fornire spazio e visibilità agli editori che hanno coraggiosamente rinunciato a una prassi ormai consolidata, quella della richiesta di contributo, assumendosi fino in fondo le responsabilità del proprio ruolo e garantendo agli scrittori la possibilità di svolgere (a loro volta) il proprio ruolo, che è quello di scrivere. La necessità di superare il concetto di “concorrenza” per abbracciare un ideale più alto, quello di un’editoria pulita, coraggiosa e fondata sulla meritocrazia, nonché contraria alle speculazioni che molte (troppe) case editrici a pagamento portano avanti da anni impunemente: questo è il vero scopo del “Manifesto contro il contributo editoriale”. Manifesto contro il contributo editoriale in 10 punti nodali a cura di Aldo Moscatelli
1) TESI La richiesta di contributo è perfettamente legale da un punto di vista giuridico, e pone in evidenza il lato imprenditoriale della professione, dal momento che compito di un Imprenditore è massimizzare i profitti ed evitare le perdite, investendo se e quando ritiene giusto investire, prelevando fondi da terzi quando ritiene che le condizioni di mercato lo impongano. ANTITESI La richiesta di contributo è perfettamente illegale da un punto di vista etico, e pone in evidenza il lato meramente imprenditoriale della professione, dal momento che compito di un onesto Editore è innanzitutto massimizzare la qualità di ciò che pubblica ed evitare che esigenze di mercato annullino la funzione fondamentale dell’editoria coraggiosa: quella di dare spazio a chi lo merita davvero, indipendentemente dai soldi di cui lo scrittore esordiente dispone. Fattore, quest’ultimo, che nulla ha a che vedere col talento letterario. SINTESI In base alla vigente legislazione, un Editore è liberissimo di chiedere denaro a uno scrittore. In base alla vigente legislazione, un Editore è liberissimo di non chiedere denaro a uno scrittore. La questione, perciò, è innanzitutto deontologica. Questo fattore, spesso dimenticato, ha delle ripercussioni che non possono essere sottaciute. Innanzitutto occorre chiarire cosa si intende per “Editore”: Enrico Mistretta (docente di Sociologia, nonché esperto di promozione culturale per il Ministero degli Esteri, a Roma e a Bruxelles) definisce Editore, e specificatamente Editore di Cultura, colui che tutela “i libri che ritiene importante vengano letti, conosciuti o studiati […] In un Paese di grafomani, un editore lo si dovrebbe giudicare da quel moltissimo che rifiuta piuttosto che da quel tanto che pubblica” (E. Mistretta, L’editoria, Il Mulino, pagg. 38 e 45). L’Editore, non avendo alcun obbligo di Legge, deve operare una scelta: esigere il contributo oppure rinunciarvi, facilitare la pubblicazione attraverso la richiesta-scorciatoia di una somma in denaro oppure investire di tasca propria (e in base alle proprie possibilità) su un numero “X” di Opere e Autori nei quali crede fermamente. L’importanza che egli attribuisce al libro presenta vari gradi d’intensità, nella misura in cui lo tutela. La prima tutela offerta a un’Opera letteraria riguarda l’investimento che la condurrà a perdere le caratteristiche del “manoscritto” per assumere quelle del “libro editato”. Se l’Editore investe in prima persona, la tutela di base offerta al libro è massima. Chiedendo all’Autore di investire in sua vece, la tutela di base è già carente, fino ad annullarsi completamente nei casi in cui è lo scrittore esordiente ad accollarsi in toto qualunque rischio di ordine economico. L’Editore che, al contrario, valuta con attenzione un manoscritto e desidera pubblicarlo a sue spese, con ciò stesso dimostra di credere fermamente nell’Opera e nel suo Autore: è questo il genuino lato imprenditoriale dell’editoria, quello che non prevarica sulle istanze culturali e qualitative della professione. Allo stesso tempo, se è vero che (citando ancora una volta Mistretta) un editore lo si dovrebbe giudicare da quel moltissimo che rifiuta piuttosto che da quel tanto che pubblica, allora non è corretto definire “Editore” (e specificatamente “Editore di cultura”) chi, pur di entrare in possesso di una somma di denaro più o meno ingente, facilita la pubblicazione a getto continuo di Opere letterarie, indipendentemente dalla loro qualità. Attraverso il transfert – totale o parziale – di responsabilità operato dal contributo editoriale, l’Editore non è più Editore in senso stretto (poiché ha ceduto parte delle sue competenze allo scrittore); nondimeno, lo scrittore che accetta la proposta non è più scrittore in senso stretto (poiché si è assunto dei compiti che non gli competono in alcun modo). L’Editore che reclama il contributo editoriale, non solo mostra di credere ben poco nel potenziale dell’Opera e del suo Autore, ma esibisce anche un atteggiamento teso a considerare il libro un semplice oggetto di vendita. Qui si gioca un’altra partita tra editoria a pagamento ed editoria non a pagamento: il valore attribuito al Libro, la sua stessa concezione. È chiaro che chi ne intravede unicamente le potenzialità commerciali, ragionerà su tutta la linea in termini commerciali e avanzerà la richiesta di contributo, che ai suoi occhi apparirà del tutto sensata. Chi invece considera il libro un oggetto con costi certi e ricavi incerti, e tuttavia differente da uno shampoo o da un frigorifero, restituirà al Libro il suo autentico e più profondo valore. Il libro è merce a tutti gli effetti, ma con un particolare valore sociale, di altissima utilità collettiva, e tale quindi da dover essere il più possibile salvaguardato (E. Mistretta, L’editoria, Il Mulino, pag. 14). Stando così le cose, gli Editori che – attraverso il contributo – impongono agli Autori l’esborso di qualsivoglia somma di denaro, sviliscono la propria professione, il concetto di “libro” e finanche il ruolo dello Scrittore, cui non viene più chiesto semplicemente di dar fondo alla propria creatività, ma anche alle proprie risorse economiche. Esemplificando: un Produttore Cinematografico onesto chiederebbe mai soldi a un Attore per consentirgli di lavorare in un film? No, perché è attraverso la sua arte (la recitazione) che l’Attore si guadagna la possibilità di entrare nel cast, così come uno Scrittore dovrebbe guadagnarsi la possibilità di entrare in un catalogo editoriale attraverso la propria arte (la scrittura). Quel che altrove viene considerato “ricatto”, in ambito editoriale viene considerato “legittima richiesta”.
2) TESI Il budget di una casa editrice, specie se piccola e poco nota, troppo spesso non basta a coprire le spese derivanti dalla pubblicazione di un manoscritto. La richiesta di contributo non va quindi considerata una forma di lucro, ma un ausilio che l’Autore fornisce per coronare il proprio sogno. ANTITESI La corrente legislazione non solo non vieta la richiesta di contributo, ma non ne disciplina in alcun modo l’ammontare. Non vi sono tetti massimi o minimi. Chiunque può deliberatamente stabilirli. Esattamente per questo motivo, in altri termini, chiunque è libero di fissare una cifra forfetaria che – in primo luogo – copra almeno le spese di stampa, ed eventualmente garantisca un introito immediato e ancor meno giustificabile, poiché estraneo alle vendite dell’opera. Allo stato attuale, dunque, gli scrittori esordienti non forniscono un ausilio: si sostituiscono all’Editore. SINTESI L’editoria ha costi elevati: questo è fuor di dubbio. Che tale certezza giustifichi la richiesta di contributo, è invece altamente opinabile. Traslare la discussione dal piano “etico” a quello “economico”, infatti, è già di per sé un errore (e questo discorso, che non verrà più ripetuto, vale per tutti gli altri punti del presente Manifesto), dal momento che le implicazioni deontologiche, assolutamente primarie, vengono poste ad hoc in secondo piano. Da questo punto di vista, chi avanza una richiesta di 5.000 euro non è né migliore né peggiore di chi avanza una richiesta pari a 100 euro. Le case editrici che – in linea teorica – vanno incontro alle esigenze degli scrittori esordienti chiedendo di pagare piccole somme, da questo punto di vista non si differenziano in alcun modo. Di recente un Editore a pagamento ha dichiarato: chiediamo agli autori di acquistare soltanto 80/100 copie del libro a un prezzo molto scontato, in modo che lo scrittore possa avere anche un margine di guadagno. E so per esperienza che 100 copie vanno via facilmente. Domanda: se 100 copie vanno via facilmente, perché allora incaricare lo scrittore di piazzarle? Se è tutto così semplice, per quale motivo non se ne occupa la casa editrice? Ci sono poi Editori che operano così: stampano inizialmente una piccola tiratura e chiedono una piccola cifra all’autore. Poi stampano la seconda tranche, e chiedono un altro piccolo contributo. E così via. Anche in questo caso non cambia nulla, dal momento che si tratta di una banale dilazione di pagamento. Fra l’altro, basta sommare le varie cifre fornite all’Editore per comprendere meglio se si è trattato davvero di un piccolo aiuto. Qualora l’Editore pubblichi la seconda tranche soltanto in caso di esaurimento della prima tiratura, il discorso non cambia: se la prima tiratura non vende, egli si è comunque coperto le spalle col contributo, e a restare col proverbiale cerino in mano è l’Autore (vedi punto 7 del Manifesto). Ad ogni modo, è già stato rimarcato come l’Editore non abbia obblighi circa il contributo editoriale: può chiederlo così come può tranquillamente rinunciarvi. Allo stesso modo, nessuna casa editrice è obbligata a mettere a repentaglio la propria sopravvivenza per pubblicare una o più opere. Se il budget ha dei limiti, occorre rispettarli e non pretendere che siano altri a porre rimedio. Ergo: l’Editore a pagamento ragiona da grande Imprenditore quando deve fare i conti in tasca agli altri, ragiona da piccolo Editore quando deve fare i conti in tasca a se stesso. E dal momento che l’Editore fruga nelle tasche dello scrittore, sarebbe una gran cosa se anche gli scrittori esordienti frugassero nelle tasche dell’Editore a pagamento: l’Autore di un libro, cioè, dovrebbe essere libero di verificare la mancanza di liquidità dell’Editore che dichiara di necessitare dei soldi altrui per ristrettezze di budget, pretendendo di visionare la contabilità analitico-gestionale. Ma quanti editori a pagamento, davanti a una richiesta del genere, sarebbero disposti a rendere noto il proprio fatturato? Esemplificando: una persona onesta, quando si reca al supermercato per fare la spesa, acquista prodotti in base ai soldi presenti nel proprio portafoglio. Se desidera ardentemente un oggetto al di fuori della sua portata, non lo ruba: vi rinuncia e basta. Quel che altrove viene considerato “furto”, in ambito editoriale viene considerato “legittima richiesta”.
insistono regolarmente, in sede contrattuale, sul fatto che senza aprire il portafoglio ormai non è più possibile coronare il proprio sogno, e che – guarda caso – le loro condizioni contrattuali sono le più vantaggiose sul mercato. SINTESI In base alla vigente legislazione, uno scrittore esordiente è liberissimo di fornire denaro a una casa editrice a pagamento. In base alla vigente legislazione, uno scrittore esordiente è liberissimo di non fornire denaro a una casa editrice a pagamento. La questione, perciò, è innanzitutto deontologica. Da questo punto di vista, chi accetta una richiesta di 5.000 euro non è né migliore né peggiore di chi accetta una richiesta pari a 100 euro. La terminologia italiana appare meno efficace rispetto a quella inglese, quando si parla di editoria a pagamento. In inglese, infatti, viene utilizzata l’espressione vanity press: pubblicazioni offerte e accettate per assecondare la vanità di chi scrive. E in molti casi rende perfettamente l’idea. Un luogo comune vuole però che chi pubblica a pagamento sia per forza di cose un incapace, e chi pubblica gratuitamente una penna talentuosa. Trattandosi di un luogo comune, non corrisponde a verità. Ma il punto è un altro. Nella transazione che conduce un Autore a pubblicare col contributo, l’elemento imprescindibile non è il talento, dunque il valore di ciò che si è scritto. In concreto si può essere lo scrittore più bravo del mondo, ma se non si ha a disposizione la somma richiesta (e la volontà di fornirla all’Editore), la transazione non si chiude. Ergo: il talento è elemento accessorio, quello economico trasforma un Autore “non pubblicabile” in Autore “pubblicabile”. È l’elemento discriminante. Discrimina, cioè, tra chi ha denaro e chi non lo ha, tra chi è disposto a piegarsi e chi no. È questa la verità inconfutabile.Se ad esempio una casa editrice ha intenzione di varare una collana dedicata al romanzo noir, e cerca dieci scrittori da pubblicare, essa passerà al vaglio tutto il materiale giunto in redazione e stabilirà la rosa dei dieci autori cui fornire una chance di pubblicazione. Ammettiamo che sia rimasto libero un solo posto. Se la casa editrice è a pagamento, e offre l’ultimo contratto disponibile a un Autore di grandi capacità ma impossibilitato a fornire la cifra richiesta (o più semplicemente contrario per principio a tali proposte), il posto vacante verrà offerto immediatamente a un altro Autore e a un altro romanzo, non previsti nel progetto iniziale. Ipotizziamo una parità di talento: a quel punto, cos’è che stabilisce chi è dentro e chi è fuori? Semplice: i soldi, e la volontà di fornirli all’Editore. È evidente, in questo modo, che su base economica e quindi extra-letteraria, l’editoria a pagamento agevola alcuni scrittori e ostacola altri: non può dunque essere considerata in alcun modo una forma imprenditoriale ugualitaria e meritocratica. Ed è questo il motivo principale per il quale tutti gli scrittori esordienti dovrebbero osteggiarla. Nel momento in cui il pagamento del contributo viene considerato invece un “fatto” personale, senza tenere in considerazione quel che esso implica per un numero non indifferente di altre persone, ecco che scatta la vanity press: lo scrittore si ripara dietro la motivazione di non aver trovato nessuno disposto a credere in lui e la vanità ha la meglio su qualunque codice etico, sebbene in moltissimi casi non sia stata nemmeno presa in considerazione l’idea di aver cercato poco e male, o di aver scritto un’Opera che semplicemente non merita la pubblicazione, e che quindi è necessario migliorare (per migliorare al contempo se stessi). È preferibile illudersi di essere come Moravia. Si guarda al proprio orticello, e si dimenticano – o non si considerano affatto – conseguenze e implicazioni. Esattamente come colui che getta una cartaccia pensando che tanto una in più o una in meno non fa alcuna differenza. Per cui chi accetta di pubblicare un lavoro pagando una parcella di 100 euro, ritiene erroneamente di aver fatto un affare e di essersi rivolto a gente onesta, ignorando che col suo decisivo apporto ha rafforzato un sistema teso a conferire maggiore rilevanza ai soldi dello scrittore piuttosto che alle sue capacità. Un sistema che altrove, e ad altri scrittori, potrà concedersi il lusso di reclamare non 100 euro, ma 5.000, o 6.000, o anche più. Ignorando persino, e in ultima analisi, che chi oggi rafforza il sistema con 100 euro domani potrà pagarne le conseguenze e vedersi recapitare soltanto richieste di contributo pari a migliaia di euro. Chi è causa del suo male, presente o futuro, pianga se stesso. Naturalmente chi non crede in valori quali l’uguaglianza e il merito, se ne fregherà e firmerà lo stesso il contratto, costruendosi un curriculum di pubblicazioni conquistate a suon di assegni. Curriculum che, va da sé, non impressionerà nessuno, dal momento che – come è stato dimostrato – una pubblicazione a pagamento è una pubblicazione fondata su meriti extra-letterari. L’editoria seria dovrebbe, già di suo, impedire il proliferare di tali forme di vanità, giacché la pubblicazione di un libro dovrebbe presentare una serie di elementi, presupposti e finalità che nel caso della vanity press nulla hanno a che vedere con la scrittura artisticamente intesa. Coloro i quali, pur non possedendo nemmeno le basi, si divertono ad imbrattare qualche foglio di carta con lo scopo di gongolare in seguito al cospetto di amici, parenti e conoscenti, non dovrebbero usufruire di una scorciatoia – perché il pagamento del contributo editoriale è fondamentalmente questo: una scorciatoia – rispetto a chi impiega il proprio tempo per crearsi uno stile, una competenza tecnica di rilievo e (in definitiva) dare vita a un libro dignitoso. E questo discorso vale per tutti i generi letterari, e per tutti i libri, compresi quelli di facile fruizione. L’editoria a pagamento, che in molti casi non legge nemmeno i manoscritti degli Autori ed offre un contratto a prescindere, preferisce sempre più spesso mettere fretta allo scrittore, lodare un manoscritto con palesi lacune, lasciare intendere che il pagamento del contributo è condizione propedeutica per la pubblicazione, e che alternative non ce ne sono. In una sola parola: mente. Ancor più pericoloso è fornire una singola giustificazione a qualsivoglia casa editrice a pagamento: perché (ad esempio) se giustifichiamo chi pretende il contributo in virtù di pubblicazioni poco appetibili al grande pubblico, ci sarà qualcun altro che giustificherà chi chiede il contributo per limiti di budget, e quelle che lo reclamano perché lavorano bene, e quelle che sostengono che lo fece pure Moravia, o quelle che però hanno l’onestà di dirtelo prima, e così via. È la mancanza di una posizione ferma nei riguardi della richiesta di contributo ad aver agevolato il proliferare delle case editrici a pagamento e la nascita di variabili sempre più mortificanti per l’arte letteraria: per cui oggi non viene più chiesto semplicemente del denaro da fornire in comode rate mensili (come se la pubblicazione di un libro fosse paragonabile alla compravendita di una lavatrice), ma emergono una serie di condizioni viepiù paradossali. Mettendo da parte il fatto che è sempre più frequente la richiesta di denaro presso minorenni, individui che per ovvie ragioni spesso ignorano tutto quel che si nasconde dietro un contratto editoriale, va notato come tale istanza venga ormai reclamata nei modi più fantasiosi: ci sono case editrici che giustificano un esborso per apporre il codice ISBN, altre che lo pretendono per pagare il distributore, o per l’editing, altre che ne sostengono la necessità per ragioni legate alla registrazione del contratto, altre che obbligano lo scrittore ad acquistare i resi, e molto altro ancora. Qualche anno fa, un editore contattò persino una serie di scrittori garantendo la pubblicazione a coloro che gli avrebbero fornito i soldi per svolgere una costosissima indagine di mercato, a suo dire assolutamente necessaria. Di questo passo, un giorno ci saranno Editori che pubblicheranno uno scrittore soltanto se quest’ultimo si renderà disponibile a lavargli ogni giorno la macchina… Dal punto di vista dell’Editore a pagamento, insomma, ci sono tanti buoni motivi per reclamare il contributo. È allora necessario che gli scrittori esordienti maturino un’etica forte nei riguardi di questa problematica, in modo da comprendere che per ogni motivazione apparentemente valida per accettare un contratto a pagamento, ce ne sono almeno due per rifiutarlo. Marc Connelly disse una volta: “Meglio scrivere per se stessi e non avere pubblico, che scrivere per il pubblico e non avere se stessi”. Ed è esattamente quello che ogni scrittore davvero capace, o desideroso di diventarlo, dovrebbe pensare, per poi agire di conseguenza. Se l’editoria a pagamento sollecita impazientemente la chiusura di un accordo contrattuale, allora c’è un buon motivo per temporeggiare e rifletterci a fondo. Se l’editoria a pagamento decanta le qualità di un manoscritto, magari limitandosi a generici ma entusiastici commenti, allora c’è un buon motivo per chiedersi se quelle lodi hanno scopi reconditi. Se l’editoria a pagamento offre un contratto a prescindere dalla qualità di quel che si è scritto, allora c’è un buon motivo per interrogarsi sui motivi dell’offerta. Se l’editoria a pagamento invia un contratto a uno scrittore che aveva chiesto un sincero parere soltanto pochi giorni prima, allora c’è un buon motivo per chiedersi se il manoscritto è stato letto davvero. Se l’editoria a pagamento dichiara che non ci sono alternative alla pubblicazione con contributo, allora c’è un buon motivo per verificare se è vero. Se l’editoria a pagamento sostiene che la richiesta di denaro, in qualunque forma e modalità, è NORMALE, allora c’è un buon motivo per rifiutare il contributo editoriale in qualunque forma e modalità, e chiedersi allo stesso tempo se non sia meglio scrivere per se stessi e non avere pubblico piuttosto che scrivere per il pubblico e non avere se stessi.
L’editoria a pagamento morirà il giorno in cui sarà chiaro a tutti che persino un singolo Editore, nel momento in cui riesce a speculare sulle sincere speranze di uno scrittore, arreca danno all’intero sistema editoriale. L’editoria a pagamento morirà il giorno in cui sarà chiaro a tutti che persino un singolo Autore, nel momento in cui firma un contratto con richiesta di contributo, infligge una dura sconfitta all’intera categoria degli scrittori esordienti.
April 16 UN MANTOVANO SCRITTORE
Avevo già scritto di questo bravo scrittore. Avevo detto che anche lui come mè è di Mantova. Cosiglio di nuovo di leggere il suo bellissimo romanzo e a tal proposito inserisco la trama qui. Il fuoco della Fenice In un remoto futuro, in cui il Sole, che è diventato così grande da riempire il Cielo, è adorato come un Dio e la Terra è ridotta ad uno sterile deserto, l’umanità è costretta a vivere in una grande megalopoli dove il divario tra le classi sociali è altissimo. Un romanzo fantasy di indiscussa qualità, che affascinerà il lettore non solo per il mondo fantastico in cui è ambientata la storia e per le straordinarie creature che la popolano, ma anche per le vicende più umane e quotidiane che, indipendentemente dall’epoca, animano i cuori degli adolescenti.
COMPRATELO!!! LEGGETELO!!! PARLATENE QUI!!!
April 11 PER NON DIMENTICARE MAIIERI SI SONO SVOLTI ALL'AQUILA I FUNERALI DI STATO DELLE VITTIME DEL TERREMOTO. ADESSO I MEDIA PIAN PIANO SI DIMENTICHERANNO DELLE PERSONE PERCHE' LA COSA NON FARA' PIU' NOTIZIA.
IO SPERO CHE GRAZIE ALLA RETE INVECE,QUESTE PERSONE NON VERRANNO DIMENTICATE. NON SO' SE BERLUSCONI STI FACENDO QUELLO CHE STA' FACENDO SOLO PER AVERE PIU POPOLARITA' O PERCHE' ANCHE LUI HA UN CUORE E QUINDI CI TIENE VERAMENTE AD AIUTARE. NON VOGLIO FAR POLEMICHE. AUGURO CHE TUTTI GLI ABRUZZESI CHE HANNO PERSO CIO' CHE DI PIU CARO AVEVANO,POSSANO TROVARE QUELLA FORZA PER RIALZARSI E ANDARE AVANTI. OGNUNO DI NOI PUO' AIUTARE ANCHE SOLO CON UN EURO SE LO FACESSIMO TUTTI ARRIVEREBBERO DAVVERO TANTI SOLDI E LA POSSIBILITA' DI RICOSTRUIRE AL PIU PRESTO.
E' MOLTO CHE NON SCRIVO MA OGI MI SNO SENTITO IN DOVERE DI ESSERE VICINO A QUESTE PERSONE DOPO CHE IERI MI SONO COMMOSSO DAVANTI ALLA TV NEL VEDERE TUTE QUELLE BARE E LA DISPERAZIONE SUI VOLTI DELLE PERSONE. NON DIMENTICHIAMOCI CHE SONO PERSONE E NON NOTIZIA DA PRIMA PAGINA E BASTA!!! ALMENO NOI DELLA RETE LASCIAMO SEMPRE LO SPAZIO PER PARLARE DI LORO E PERCHE' NON VENGANO ABBANDONATI.
BUONA PASQUA A TUTTI
SEMPRE CHE LO SIA April 01 AUGURI AD UN NUOVO SCRITTOREIl Fuoco della Fenice, l’esordio fantasy di Luca AzzoliniSaprai controllare il tuo potere? Arriva in libreria, il 19 febbraio, un nuovo esordio nel mondo del fantasy italiano. Un romanzo in bilico fra urban-fantasy e antiche leggende. L'avventura di una giovane ragazza il cui passato è scritto nelle stelle, fissato dal destino in una sfida che aspetta soltanto di essere colta.
Non c'è notte tanto grande da non permettere al sole di risorgere il giorno dopo.
“In un remoto futuro, in cui il Sole, che è diventato così grande da riempire il cielo, è adorato come un Dio e la Terra è ridotta a uno sterile deserto, l’umanità è costretta a vivere in una grande megalopoli dove il divario tra le classi sociali è altissimo. In un collegio per orfani, nella parte più povera della città, è nascosta Twil, la ragazza dagli occhi rossi, che è tormentata da inspiegabili incubi, che non ricorda niente del suo passato e che non sa di essere la prescelta per un antico rito da cui dipendono le sorti dell’intero pianeta. Dentro la ragazza si cela infatti un potere enorme, immenso, come quello del Sole che sovrasta la Terra; e Twil, durante le mille peripezie e attraverso l’aiuto del giovane Alcor, con il quale instaurerà una profonda amicizia, dovrà decidere in quale modo utilizzarlo.”
“Un romanzo fantasy di indiscussa qualità, che affascinerà il lettore non solo per il mondo fantastico in cui è ambientata la storia e per le straordinarie creature che la popolano, ma anche per le vicende più umane e quotidiane che, indipendentemente dall’epoca, animano i cuori degli adolescenti.”
Il Fuoco della Fenice (La Corte Editore, 2009), volume d’esordio di Luca Azzolini (in libreria dal 19 febbraio 2009), è un romanzo nel quale l’urban-fantasy si fonde con gli antichi miti dell’umanità e la tradizione del genere fantasy, rivisitandoli. Cosa nasconde la Grande Metropoli fra i suoi palazzi di cemento scuro e i vapori miasmatici? Cos’è il rito che i fanatici del Sole chiamano Via delle Fiamme e della Cenere? Chi è la misteriosa Predicatrice che impone la sua distorta religione? Perché proprio Twil scatena le ossessioni dei fanatici?
Ed è proprio quando infine ogni cosa precipita, e non ci si può più fidare Luca Azzolini di nessuno, che Twil scoprirà a sue spese le risposte a queste domande, e che la realtà di tutti i giorni è soltanto uno sfocato riflesso della verità. Tutto, e il contrario di tutto, è pronto a ribaltarsi, cambiare faccia e forma.
"Sole e Luna. Fuoco e Ghiaccio. Twil e Alcor. Un romanzo da cui è impossibile distaccarsi". Francesco Falconi.
L’autore. Luca Azzolini nasce il 21 maggio 1983 a Ostiglia, in provincia di Mantova. Laureato con lode in Scienze dei Beni Culturali, partecipa e collabora con la casa editrice Delos Books di Milano, scrivendo sulla rivista FantasyMagazine. Ha pubblicato una ventina di racconti su riviste e antologie cartacee, e oltre 200 fra articoli, interviste e recensioni. È curatore dell’antologia urban-fantasy Sanctuary (che raccoglie alcuni dei migliori autori fantasy italiani di oggi, in uscita per aprile-maggio 2009). Il Fuoco della Fenice è il suo primo romanzo.
Il Fuoco della Fenice di Luca Azzolini (La Corte Editore, 19 febbraio 2009), collana Labyrinth, ISBN 978-88-96325-02-5, euro 14.90, pag. 250. February 17 GENERE FANTASY
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ISM NEWS
LE CRISI...UNA DOPO L'ALTRA ..SEGNANO IL NOSTRO MODO DI VIVERE... IMPEDENDOCI DI SOGNARE...
Tutto ebbe inizio, con la crisi finanziaria ed i bilanci non in regola della Banca U.B.S. (Unione Banche Svizzere). Quella che sembrava "l'isola felice", il luogo dove riporre i risparmi leciti ed illeciti; il posto più sicuro al mondo per tesorieri, finanzieri ed affaccendieri...inevitabilmente è crollato. Affondando questo ultimo baluardo, porto con sé...le banche italiane come Intesa e San Paolo, le banche statunitensi, la società Britisch Telecom, e le società come Lehman Brothers. In ultimo il crollo della società di assicurazioni A.I.G. è la crisi dei titoli di grandi industrie automobilistiche quali Mercedes Benz che chiude le fabbriche per ben cinque settimane; ed il crollo di GM in borsa con il titolo che scende a zero. Ma ci chiediamo Noi de Il Sole Mio Energy...su cosa si reggevano questi colossi ?..sul nulla ?...sulle speculazioni selvagge...? sui loro castelli di sabbia..? o sull'indifferenza a principi cardini come l'etica? Oggi a distanza di anni ci chiediamo il perché, ci domandiamo come possa essere possibile che tutto crolla, che tutto scende in picchiata... Ma è possibile che non vi sia nulla che sale? Noi de Il Sole Mio Energy andiamo controcorrente; qualcosa in tutto questo marasma è nel frattempo salito... E' salito il numero di persone che muore di fame... E' salito il numero di persone che sono vicine alla povertà... E' salito il tasso di inquinamento sulla terra... E' salita la temperatura del nostro pianeta... ma questi...titoli non sono quotabili in borsa, pertanto non valgono per coloro i quali si affannano a capire su quale carro portare i loro buoi. Siamo tutti troppo concentrati sulle notizie di Borsa per dare attenzione a questi indici...Siamo troppo occupati a seguire il prezzo del barile di petrolio per cambiare le nostre abitudini a seconda delle oscillazioni...e siamo anche troppo occupati che pensiamo di combattere la crisi attuale "risparmiando" sulle fonti energetiche e togliendo fondi a tutti coloro i quali danno il loro contributo in favore della terra, della natura e del rispetto dell'ambiente. Noi de Il Sole Mio Energy siamo romantici sognatori e vogliamo che Voi lo siate con noi..e per questo che da oggi mettiamo in rete il nostro video istituzionale ...per aiutarVi a sognare, per farVi riflettere e per ricordarVi che sognare si può... e realizzare i sogni costa poco..meno di un pieno di benzina....vai al video istituzionale
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EDIZIONE STRAORDINARIA DELLA NEWSLETTER
IL SOLE MIO ENERGY SI INDIGNA A QUESTE BARBARIE
ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI SE SENSIBILI SALTARE LE IMMAGINI
INCREDIBILE CHE POSSA ESISTERE!
BENCHE' QUESTO SEMBRI INCREDIBILE, OGNI ANNO, QUESTO MASSACRO BRUTALE E SANGUINARIO SI RIPRODUCE NELLE ISOLE FEROE, = CHE APPARTENGONO ALLA DANIMARCA. LA DANIMARCA , UN PAESE SUPPOSTO 'CIVILIZZATO', MEMBRO DELL'UNIONE EUROPEA. TROPPE POCHE PERSONE AL MONDO CONOSCONO QUESTO AVVENIMENTO ORRIBILE E DEPROVEVOLE CHE SI RIPETE OGNI ANNO. QUESTO MASSACRO SANGUINARIO E' IL FRUTTO DI GIOVANI UOMINI CHE VI PARTECIPANO PER DIMOSTRARE DI AVER RAGGIUTNO L'ETA' ADULTA (!!). E' ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE CHE NON SIA FATTO NIENTE AFFINCHE' QUESTA BARBARIE CESSI. UNA BARBARIE CONTRO I DELFINI CALDERONES, UN DELFINO SUPER INTELLIGENTE E SOCEVOLE CHE SI AVVICINA ALLA GENTE PER CURIOSITA'.
INVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI. VERGOGNA ALLA DANIMARCA!!!
NOI ...DE "IL SOLE MIO ENERGY"....ABBIAM DECISO....
COMPREREMO UN METRO.....!!!!
Noi...GREEN JOOPER de IL SOLE MIO ENERGY abbiamo deciso....
Compreremo un metro!!!...perché?
Perché è INAUDITO, che due potenze FRANCIA ed ITALIA ..guidate dai rispettivi presidenti del Consiglio che "son alla stessa altezza"...non possano e non debbano trovare un accordo sul clima e sulle questioni ambientali a salvaguardia dell'ambiente.
E' di oggi la notizia che il Presidente Francese Sarkozy...ha dichiarato "Irresponsabile e drammatico dire di NO", nei confronti delle decisioni titubanti e contrarie all'Unione Europea, prese dall'Italia in materia di clima e rispetto energetico.
A difesa delle "sue" posizioni il nostro Presidente del Consiglio afferma "Non possiamo noi, il paese più manifatturiero d'Europa con la Germania...caricarci di un costo che deprimerebbe la nostra economia in un momento di crisi come questo".
Altro punto di sostegno alla sua tesi, è l'avallo di George W. Bush che difende le posizioni dell'Industria, anziché quelle dell'ambiente.
In completa opposizione alla teoria sopracitata, l'appena pubblicato studio di un noto economista e professore Californiano, David Roland-Host dell'Università prestigiosa di Berkeley, il quale afferma che "più efficienza uguale più occupazione".
Spiega David Roland-Holst che la massa di denaro risparmiata dai consumatori grazie ai tagli nelle bollette domestiche e tornata a circolare sul mercato,, mettendo in moto un processo virtuoso nell'occupazione e nell'economia.
"Avendo la possibilità di spendere meno energia- si legge nella ricerca -
i consumatori hanno destinato questi soldi alla domanda di beni diversi ".
Il professore fornisce quindi le cifre del movimento descritto.
A fronte di "perdite" per 1,6 miliardi di dollari nel settore energetico, nel corso del trentennio preso in esame, l''economia californiana oggetto dello studio, ha visto crescere il volume d'affari complessivo di 44,6 miliardi di dollari, divisi prevalentemente nel comparto del commercio (11,2 miliardi) nel settore finanziario assicurativo (7,3 miliardi), nel settore dei servizi (17,,8 miliardi) e in quella della produzione di lampadine a basso consumo.
Tanto son vere queste cifre che il Governatore della California Arnold Schwarzenegger ha lanciato un nuovo piano statale di riduzione della spesa energetica e delle emissioni di gas serra che sarà presto definito nei dettagli.
A noi de IL SOLE MIO ENERGY.. sorge un dubbio...sarà forse la disponibilità e la sensibilità all'ambiente...INVERSAMENTE PROPORZIONALE... ALL'ALTEZZA ?
In quanto...
Negli stessi Stati Uniti...nelle "Altezze" di Bush cè una opinione....e nelle altezze di Arnold Schwarzenegger ve ne è un altra....e continuano i nostri dubbi....
Come mai nelle "altezze" a prima vista paritarie, tra il Presidente Sarcozy e il Presidente Berlusconi...ci sono tanti centimetri di differenza?
NOI DE "IL SOLE MIO ENERGY" PER FUGARE TUTTI QUESTI DUBBI...
ABBIAM DECISO DI COMPRARCI UN METRO!!!!
ULTIMISSIME
IL SOLE MIO ENERGY s.r.l. SPONSOR UFFICIALE BICI CAMOGLI, SARA' PRESENTE AL EICMA CON LO STAND DELLA SQUADRA BICI CORSE CAMOGLI, CON UNA BICI PERSONALIZZATA "IL SOLE MIO ENERGY" INTERAMENTE IN CARBONIO.
VI ASPETTIAMO......................................
(ARTICOLO TRATTO DALLE NEWS DEL SITO IL SOLE MIO ENERGY)
| Massimo Cacciari (Colombo) |
Perché no a Halloween, professor Cacciari? «Semplicemente perché non possiede alcun collegamento con la cultura italiana, con le vere feste delle nostre radici. Certo, mi sembra che la potenzamediatica americana riesca a imporre benissimo nel resto del mondo anche un appuntamento come Halloween. Viene da dire: è la globalizzazione, amico mio. Ma noi possiamo ribattere: l’Italia è la patria di una meravigliosa tradizione come il Carnevale. Venezia dal ’400 vanta il più straordinario appuntamento carnevalesco dell’intera Europa, imitato con fatica in tutto il mondo. E quindi possiamo permetterci il lusso di dire no a Halloween, nella nostra città non si festeggia, grazie mille... ».
Il filosofo sindaco di Venezia se la prende anche con altre festività da calendario: «Halloween alla fine è una delle tante feste finte, fintissime, inventate a puri scopi commerciali. Basta guardare le vetrine piene di oggetti tutti uguali per Halloween. Mi viene in mente la festa della mamma, del papà, dei nonni, e chi più ne ha più ne metta. Roba che fino a qualche decennio fa non esisteva ed è stata imposta artificialmente solo per far soldi». Cosa non le piace, a parte l’aspetto commerciale, della festa delle Streghe? «L’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario, quasi di decomposizione... Qui c’è il teschio, non il puer aeternus, allegro e sorridente, che è il simbolo del Carnevale». Cacciari ammette che se comincia a parlare di Carnevale non la smette più: «La festa affonda le sue radici addirittura in un’era pre-romana. Il suo significato è legato al cambio dell’anno, alla tras-gressione nel senso più puro del termine, cioè del procedere verso il nuovo.... Lì è tutta la sua bellezza. Persino la parola è di origine incerta. Forse è Carnem- Vale, addio alla carne per la Quaresima. O potrebbe essere Carro-navale, perché nell’antica Roma Iside si presentava a bordo di un mezzo del genere».
Come sarà il Carnevale veneziano 2009, sindaco? «Nulla di imposto dall’alto, molti elementi popolari e autogestiti, sempre in collaborazione con la Fenice, il Teatro Stabile, la Biennale. Penso soprattutto al Carnevale per i bambini, che quest’anno avrà un grande spazio».
Conferma Marco Balich della Venezia Marketing Eventi, direttore artistico del Carnevale 2009 (l’organizzazione è presieduta da Mauro Pizzigati): «La festa si chiamerà "Sensation", una parola inglese ma leggibile anche in dialetto veneziano. Giocheremo sui cinque sensi: vista, tatto, udito, olfatto, gusto, distribuiti nei sei sestieri in cui è divisa la città. Più il sesto senso, con una piazza San Marco trasformata in un superbo giardino all’aperto, una sorta di parco di Versailles. Si comincerà il 14 febbraio per finire il 23».
L’aspetto commerciale, nel 2009, viene messo da parte: «In pieno col sindaco Cacciari, non punteremo tanto sulla quantità di pubblico, che ormai si aggira sul milione e 200 mila presenze ogni Carnevale. Piuttosto vogliamo proporre una vera esperienza cognitiva. Un’occasione per capire e apprendere, naturalmente divertendo». E i giovani legati a Halloween? «Io sono convinto che molti ragazzi potranno facilmente capire l’immensa differenza che esiste tra un "qualsiasi" Halloween e l’irripetibile Carnevale veneziano. Quando sento che qui in Italia si scimmiottano le streghette americane mentre a New Orleans o in Sud America impazziscono per cercare di imitare il modello veneziano divento matto...».
Paolo Conti
31 ottobre 2008
DITE LA VOSTRA, CHE NE PENSATE DELLA FESTA CHE DALL'AMERICA è GIUNTA FINO A NOI......SICURAMENTE PER QUETIONI DI MARKETING?
GIOVEDI 16 OTTOBRE 2008
Un MILIARDO le persone che MUOIONO di FAME
33 STATI sono al LIMITE tra la POVERTA' e LA MORTE
SUD SAHARA- CONGO-ERITREA-SIERRA LEONE-BURUNDI-NIGER
compongono il treno della FAME
In occasione dell'annuale Giornata Mondiale dell'Alimentazione, che si celebra come di consueto il 16 ottobre ed il cui tema scelto dalla FAO per l'edizione di quest'anno è "La Sicurezza Alimentare. La Sfida del cambiamento climatico e la bioenergia", il Ministero degli Affari Esteri, tramite il Comitato per la GMA, coordina un programma di eventi che vede l'attiva partecipazione delle Nazioni Unite, delle Amministrazioni dello Stato, delle Università, dei centri di ricerca, delle ONG, nonché delle Regioni, delle Province e dei maggiori Comuni d'Italia, il cui apporto ha garantito un eccezionale coinvolgimento della popolazione.
Per raggiungere l'ambizioso traguardo posto dal Vertice Mondiale sull'Alimentazione di dimezzare il numero di persone sottoalimentate entro il 2015 è necessario unire agli sforzi in atto una dimensione di responsabilità e trasparenza tale da garantire il diritto fondamentale di tutti gli esseri umani ad essere, finalmente, "liberi dalla fame". In questa battaglia l'Italia ed IL SOLE MIO ENERGY intendono essere in prima fila.
IL SOLE MIO ENERGY S.r.l. Con tutto lo STAFF decidono per la giornata del 16 Ottobre di oscurare il nostro sito in segno di solidarietà materiale alle tante vittime di questa SPECULAZIONE di RISORSE.
Noi de IL SOLE MIO ENERGY siamo accaniti sostenitori dell'ambiente e della salvaguardia delle risorse naturali che nella attuale situazione GEO-Politica sono disseminate in maniera non equa e non facilmente decentrabili ,li dove occorrerebbero.
Noi de IL SOLE MIO ENERGY
NON VOGLIAMO STRUMENTALIZZARE QUESTA GIORNATA,
ma porre alla gentile attenzione Vostra...e di tutti i GREEN-JOOPER che saranno e già Oggi ...rappresentano il mondo di ....domani..che un parallelismo strano regge nel contempo due SPECULAZIONI.
Alludiamo alla Crisi FINANZIARIA e SPECULATIVA delle Istituzioni del credito e delle Banche che proprio come la diversa allocazione delle risorse del pianeta ...spostavano la loro Risorsa "denaro"da una nazione all'altra, da una industria all'altra,da una falsificazione di bilancio all'altra..con la conseguenza che alcune lobbyes si sono arricchite ed altre si sono impoverite ,hanno fallito ed hanno portato AZIENDE ed ECONOMIA in RECESSIONE.
La RECESSIONE in queste nazioni sopraelencate...non arriverà mai...perchè la recessione è una conseguenza della economia industrializzata che si verifica quando la liquidità sui mercati cessa di esistere....essi non arriveranno mai a poter essere una nazione...ed i loro abitanti..non arriveranno mai ad essere considerati uomini...e la loro popolazione non arriverà mai a sopravvivere interamente...tutto ciò perchè li sul TRENO DELLA FAME non manca la liquidità...MANCA LA VITA...
Il SOLE MIO ENERGY avrebbe voluto risolvere la attuale crisi della fame con la stessa somma stanziata per la salvaguardia delle Banche a seguito del loro stesso CRACK.
IL SOLE MIO ENERGY è una Energy Service Company....formata da PERSONE SPECIALI..ma da"Persone" ..questo, ci consente di voler tutelare ancora prima
dell'Ambiente... le altre ....Persone.
GRAZIE DI AVERMI LETTO
CERCA DI OTTENERE SEMPRE CIO' CHE VUOI O DOVRAI SEMPRE ACCONTENTARTI DI CIO' CHE OTTIENI
LASCIA UNA TRACCIA DEL TUO PASSAGGIO....SARA' COSA MOLTO GRADITA!!
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Gianpietrowrote:
gia che sono passato a farti visita ti lascio un saluto
Jan. 14
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Dino Lanzawrote:
Ciao Mauro, un grande abbraccio di auguri per il nuovo anno... Hai una bellissima bimba, Dio la benedica. Buona Settimana! Con amicizia
Jan. 12
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BaRbArA M.wrote:
augurissimi di buon anno anche a te e alla tua famiglia kisssssssssss
Jan. 1
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ericawrote:
Concorso SoS gabibbo cercasi;
ti va di partecipare?
Il nostro nuovo gabibbo
potresti essere tu
Oct. 11
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Deborah lovewrote:
Oct. 10
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